| Società ed Economia - Il cellulare cambia suoneria. Le nuove suonerie in Italia hanno un fatturato di 140 milioni di euro. Nel 2004, nel mondo, si sono vendute suonerie per quattro miliardi di dollari, un miliardo e mezzo solo in Europa.
In Italia il mercato degli "squilli" fattura la metà di quello dei cd, ed è in crescita costante.
La parte del leone la fanno ancora le suonerie tratte dai brani da hit parade.
E per le case discografiche, sempre più in difficoltà quando si tratta di piazzare musica attraverso i canali tradizionali, è una benedetta boccata d'ossigeno.
Non tutte le suonerie vendute, in realtà, si traducono in profitti per le major: sui 2-3 euro mediamente spesi dall'utente finale, il 20 per cento se lo prende lo Stato sotto forma di Iva.
Il 12 per cento netto va ai detentori del copyright, Manlio Mallia, direttore dell'ufficio multimedialità della Siae, spiega che negli ultimi nove mesi si sono raccolti circa 5 milioni di euro, l'anno scorso invece solo 2,3 milioni, per il prossimo anno si punta ai nove milioni. Di quello che resta, circa la metà la trattengono gli operatori di telefonia (Tim, Vodafone, Wind e 3), l'altra metà va a chi effettivamente fornisce il servizio.
Ma se la suoneria è di tipo "truetones", riproduce cioè esattamente il brano da cui è tratta, bisogna prevedere una quota anche per la casa discografica.
E l'innovazione tecnologia porta sempre nuove idee: l'avvento dei videofonini ha fatto nascere le videosuonerie: mentre il cellulare squilla, sullo schermo scorre il videoclip della canzone.
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www.repubblica.it Data articolo: 14/10/2005
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