| Curiosità Cellulari - Boom delle alleanze per avere la Tv sul telefonino. Per crescere occorre stringere nuove partnership con aziende e gruppi che appartengono ad altri settori e avviare quella che viene definita la coopetition, un mix tra cooperazione e concorrenza. Alfonso Marone, manager di Spectrum Strategy Consultants, l’azienda londinese per la consulenza strategica in ambito media, telecom e sport, che ha uffici in tutto il mondo e ora ne ha aperto uno a Roma, spiega che non si può pretendere di fare tutto da soli, i modelli di business tradizionali non sono più efficaci. Sono due le sfide che gli operatori mobili devono affrontare cambiando le proprie strategie: la convergenza con il mondo del digital broadcasting e l’alleanza con i grandi consumer brand.
L’avvento del nuovo standard Dvbh per la tv digitale terrestre su telefonino permetterà una trasmissione economicamente efficiente di contenuti broadcast come sport, news e reality show, rendendo possibile la fruizione di mobiletv a prezzi accettabili.
Il modello commerciale più idoneo va ancora definito, ma ci sono opportunità di business per tutti: dagli operatori mobili ai fornitori di contenuti, di terminali e gestori di reti broadcast. “Dalle ricerche di mercato su panel di utenti inglesi di telefonia mobile, spiega Marone, abbiamo constatato che il 25% si dice pronto ad acquistare servizi di mobile Tv entro 612 mesi dal lancio. Corrisponde ad una audience potenziale di 1215 milioni di clienti. Tv tradizionale e terrestre non entrano in competizione perché si rivolgono a utenze diverse. Anzi sviluppano sinergie in grado di far crescere i propri profitti, a patto che cambino i sistemi di gestione delle loro risorse”.
Sono stati avviati diversi progetti pilota di questo tipo a livello internazionale, in Corea del Sud c’è già un’emittente televisiva mobile su digitale terrestre e nel Regno unito il broadcaster NTL e l’operatore mobile mmO2 stanno per lanciare un pilot con 500 clienti e 14 canali Tv.
Su questa scia si sta sviluppando un nuovo modello che potrebbe essere attraente anche per l’Umts e per la penetrazione di nuovi mercati: il Mobile Virtual Network Operator.
Attraverso una partnership con i grandi brand consumer, che dispongono di reti di vendita estese e capacità di marketing, gli operatori telecom possono rivolgersi a nuovi segmenti di mercato e consolidare la presenza in quelli in cui già operano.
Ottimizzando i propri sforzi di marketing e comunicazione e "vendendo" le proprie capacità ai consumer brand, potranno aumentare i profitti. In Inghilterra il modello è già sviluppato.
Dal 1999 Virgin e TMobile hanno stabilito una partnership di successo: Virgin Mobile serve il segmento giovani e prepagato, mentre TMobile si focalizza sulle grandi masse. In questo modo TMobile è diventato il maggior player del Regno Unito e ha raggiunto economie di scala sui costi di rete e sistemi It, con una conseguente diminuzione dei prezzi per il cliente finale. Questo schema sarà replicato anche da EasyJet, che ha siglato un accordo sempre con TMobile, puntando al segmento "ultra lowbudget", coerentemente con la sua mission. Anche Vodafone ha stabilito una partnership simile con British Telecom per cercare di penetrare il cosiddetto segmento family.
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www.repubblica.it Data articolo: 24/04/2005
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