| Tecnologie - Il cellulare usato come antifurto. Un dispositivo capace di mandare un Sms per avvertire l’utente del pericolo che sta avvenendo in casa. Siemens ha inventato e sviluppato un device, il MyAy, pensato appositamente per avvisare quando sta succedendo qualcosa e le persone non possono vedere.
L’apparecchio è stato presentato da una rivista della ricerca e innovazione, Picture of the Future, che parla di un modello di vita tecnologica che segnerà il nostro futuro. Il progetto consiste in due tipi di cellulari: uno da portare in tasca o in borsetta e l’altro da lasciare a casa.
MyAy funziona via onde radio ed è in grado di comunicare con altri cellulari, è dotato di un di un microfono, una cassa e diversi sensori.
Dotato anche di un sensore a infrarossi che capta oggetti in movimento nell’ambiente circostante l’apparecchio.
Il sensore invece, registra quando è il device stesso si muove.
Grazie ai sensori di temperatura e di suono, MyAy, può essere usato per molte applicazioni: come telefono mobile per i bambini, come sistema di allarme per l’automobile e per le case delle vacanza.
Grazie alla piattaforma Java, su MyAy possono girare varietà di operazioni, tutte applicazioni predefinite.
Ogni volta che viene rilevato un suono o un oggetto che si muove di fronte ai raggi infrarossi delle device, MyAy trasmette via Sms un allarme o stabilisce una connessione telefonica a un numero preselezionato.
Come i normali sistemi di allarme.
Ma anche se l’apparecchio viene lasciato in una macchina o in una tenda da campeggio, può informare il proprietario se qualcosa sta entrando alla loro proprietà.
La prima versione di MyAy, Siemens la testerà nel corso della primavera del prossimo anno e verrà effettuata con la collaborazione di diverse compagnie di telecomunicazioni mobili.
E non è escluso che MyAy sia anche dotato di una videocamera integrata.
Tra le prestazioni previste c’ è anche quella di trasmettere la posizione di MyAy attraverso un progetto di telecomunicazioni integrato con il Gps (Global Positioning System).
Per maggiori informazioni:
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www.repubblica.it Data articolo: 06/12/2004
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