AereoL’inseparabile telefonino sta per diventare tale persino per chi viaggia in aereo.
Il primo via libera a tenerlo acceso in volo (fasi di decollo e atterraggio tassativamente escluse) è atteso a breve negli Stati Uniti.
Poi, a effetto domino, saranno i Paesi europei ad autorizzare il trillo libero a bordo: la Francia è a buon punto con la sperimentazione; la Gran Bretagna sta tarando il modello; l’Italia (l’Ente nazionale per l’aviazione civile) è al lavoro per presentare le linee guida agli operatori entro fine anno.

Una buona notizia soprattutto per gli indaffaratissimi uomini d’affari, ma anche per tutti gli amanti della chiacchiera. Un po’ meno per chi vedeva nelle lunghe traversate oceaniche una sorta di oasi, lontana da squilli, suonerie e pettegolezzi.
Alla faccia, poi, dei tanto sventolati motivi di sicurezza e delle interferenze con le apparecchiature di bordo.
Dalle pagine del Financial Times anche il massimo guru pro globalizzazione, l’economista Jagdish Bhagwati, mette in guardia dal rischio trillo libero per la privacy. «Una follia», la chiama lui. Alla quale il rimedio più efficace siamo noi.

Con le nostre azioni collettive e legali. Perché se si difende il diritto al sonno di chi abita vicino a un aeroporto, perché mai non si dovrebbe tutelare quello a viaggiare tranquilli in un ambiente ristretto come un aeroplano?

Fonte:
Tgcom
Corriere.it



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